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Libertà di parola al vescovo. Cristo parla con la bocca della Chiesa.

Data: 23/04/2012 - Ora: 10:03
Categoria: Cultura / Editoriale
Comune: Lecce

Una riflessione libera dopo l’eccesso di enfasi mediatica su semplici esortazioni morali dell’arcivescovo di Lecce

Troppo clamore attorno alle parole, peraltro riservate, dell'arcivescovo di Lecce. Troppa enfasi, su presunte entrate a gamba tesa (che non ho visto) e troppa preoccupazione che una parola detta possa condizionare il democratico esito elettorale. Preoccupazioni fuori luogo.

Il vescovo D'Ambrosio ha fatto quello che un pastore deve fare con il suo gregge. Guidarlo lungo il sentiero e difenderlo dai lupi.
L'eventuale monito, assolutamente legittimo per un sacerdote, serve a dare un indirizzo etico e morale, non certamente politico.
Sbaglia, quindi, chi ritiene che un vescovo non debba esprimersi sulla vita pubblica dei fedeli della sua diocesi, esortandoli a fare scelte coerenti con la propria fede, anche nel momento importante e delicato delle Elezioni.
E sbaglia ancor di più chi ritiene che un vescovo debba tacere. Tutt'altro, uno dei doveri e dei carismi del vescovo è proprio l'annuncio della parola di Dio, calata però nell'esperienza umana, magari per modificare gesti di vita e comportamenti. Ecco perché il vescovo deve parlare e incoraggiare i cristiani a una vita cristiana, ispirata cioè ai valori della Chiesa. Non a principi o regole fantasiose e slegate dall'umanità di ciascuno di noi, ma a regole di vita civile e ad atti concreti, profondamente umani, come profondamente umana è stata la vita e la storia di Cristo.
Il vescovo deve ammonire, deve esortare, deve vigilare dall'alto, come indica etimologicamente il significato della parola vescovo e deve poterlo fare nell'ambito della dottrina della Chiesa. Il vescovo non è quindi interprete di un pensiero personale, più o meno autorevole, ma messaggero di un insegnamento più alto, quello della Chiesa.
E' chiaro che la Chiesa, nella sua faticosa e per fortuna eterna opera di evangelizzazione, deve incontrare gli uomini, la loro storia quotidiana, i luoghi della loro vita, le ricchezze e le miserie dei cittadini e delle loro città.
Chi vede come un'invasione di campo il magistero di un vescovo che esorta i suoi fedeli ad essere attenti e responsabili nell'esercizio del potere democratico, probabilmente non conosce la missione dell'insegnamento sacerdotale e possiede una fede infantile.
Bene fa la Chiesa, invece, a indicare il cammino da seguire per essere dei bravi cristiani. E i cristiani, per essere tali, non hanno altre strade da seguire, se non quella di osservare i precetti e i suggerimenti che da loro il vescovo.
La fede di tutti i cattolici non si nutre di manna celeste o di trascendenti e invisibili interventi, ma delle parole che escono dalla bocca dei vescovi ogni giorno, dall'universale messaggio di pace e speranza della Chiesa, unica interprete e unico mezzo per conoscere e raggiungere Cristo.
Nessuno è credente, cristiano o cattolico perché parla con i santi e o vede la Madonna, ma perché parla con i preti e vede la Chiesa.
E allora non solo parli il vescovo, ma possibilmente, se vogliamo dare un senso alla nostra storia cristiana, stiamo anche ad ascoltarlo e fare in modo che Cristo non perda tempo ad aprire le orecchie di chi non vuol sentire.

Autore: Marco Renna

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